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giovedì 16 febbraio 2012

- La Tigre e La Neve





Genere: Commedia, drammatico

Produzione italiana - anno 2005
Regia: Roberto Benigni
Soggetto e sceneggiatura: Roberto Benigni e Vincenzo Cerami
Scenografia: Maurizio Sabatini
Fotografia: Fabio Cianchetti
Costumi: Louise Stjernsward
Musiche: Nicola Piovani

Attori e personaggi: Roberto Benigni (Attilio), Nicoletta Braschi (Vittoria), Jean Reno (Fuad), Emilia Fox (Nancy), Giuseppe Battistoni (Ermanno), Andrea Rienzi (Dottor Guazzelli).

Trama, Recensione e Trailer
Un cielo scuro timidamente rischiarato da una luminosa luna dipinge di un alone magico uno scorcio di visione notturna visibile dall'interno di una suggestiva costruzione. Il posto è particolare, mura antiche e come pavimento un prato. Alcune persone tranquillamente sedute, osservano la bizzarra scena che si svolge davanti ai loro occhi. Una musica spande le sue note nella notte, sovrastata dalla voce dolce di una donna che pronuncia parole d'amore; è vestita con un candido abito da sposa e vicino a lei c'è... un uomo in boxer e maglietta intima!
E' Attilio e non sembra affatto imbarazzato di trovarsi in codesta indiscreta mise, tanto è rapito dallo sguardo di lei e dalle sue melodiose frasi...
Attilio è al settimo cielo e non potrebbe desiderare di meglio. Purtroppo si tratta solo di immagini oniriche e appena apre gli occhi, vengono sostituite da quelle decisamente più reali della sua camera da letto. Si ritrova nella sua complicata vita di uomo separato dalla moglie e come ogni mattina due figlie aspettano di essere accompagnate a scuola e lui è sempre perennemente in ritardo e con la testa tra le nuvole. Per fortuna è un poeta, i suoi pensieri viaggiano lievi, con poesia, sui problemi di ogni giorno. E’ un insegnante e con le sue frasi, la sua allegria e la sua semplice filosofia di vita riesce a incantare i suoi studenti. Insegna letteratura e ha anche scritto un libro di poesie intitolato La tigre e la neve.
La protagonista dei suoi sogni ricorrenti si chiama Vittoria e non riesce proprio a togliersela dalla mente. E' la sua dolce ossessione, croce e delizia anche nella realtà, perchè questa donna esiste davvero, è una scrittrice e sta elaborando una biografia per un amico comune, un bravo poeta iracheno di nome Fuad. La cosa problematica è che la dolce e determinata donzella sembra non ricambiare affatto questo ossessivo amore per lei.
Un sentimento che lo porterà a compiere azioni ai limiti del possibile, tanto da riuscire ad arrivare perfino in Iraq, dove imperversano i primi venti di guerra, superando ostacoli insormontabili, mine, posti di blocco angloamericani e altro ancora, con l'incoscienza e la testardaggine del guardare le cose dall'alto della sua concezione poetica del mondo. Nei pensieri solo lei, che trovandosi in quei posti per intervistare Fuad ormai tornato nella sua terra, giace moribonda in un letto d'ospedale. Niente lo ferma, perchè come ama ripetere "il grande orologio della vita segna una sola ora, ADESSO"!

- L'inizio del film dominato da immagini ambientate in un luogo pittoresco introducono piacevolmente e in modo azzeccato nell'alone di poesia che caratterizza la vita di Attilio.
La particolare e bizzarra comicità di Benigni si rivela sin dalle prime scene, mentre la telecamera indugia sulle pareti di una suggestiva costruzione e su uno scorcio di cielo nero ravvivato da una grande Luna, per poi passare sulle persone sedute, sulle note e sulla voce di una donna vestita da sposa, creando una seria atmosfera che cattura l'attenzione... ecco che invece, l'improvvisa inquadratura di un inaspettato Attilio in mutande, non può che suscitare un'irresistibile ilarità, ed è di certo una delle scene più divertenti di tutto il film!
Sicuramente la presenza di Benigni è la cosa che rende più interessante la trama, la sua gestualità, quell'espressione un po’ furbetta comunicano un'immediata simpatia, il suo modo di essere ( se ci è o ci fa non si sa) quella particolare "pazzia" o stravaganza che spesso caratterizza il genio di alcune forme di grande intelligenza lo rendono unico.
Il personaggio che interpreta è molto simile a quello de La Vita è Bella, un uomo che riesce ad affrontare i problemi di ogni giorno con ingenuità e allegria, armato di un grande ottimismo. Attraverso le sue vicende si crea un mix di comicità e drammaticità e si ambienta la trama su uno sfondo di guerra, ma mentre la pellicola premiata dall'Oscar riusciva anche a far commuovere, qui la storia è incentrata maggiormente sull'incosciente e ostinato intento del protagonista di far di tutto per la donna che ama.

Il film induce a riflettere su varie tematiche, in maggior modo sulla forza dei sentimenti e della poesia … ma perché questo bizzarro titolo?
Il cinematografico Attilio, pur dotato di una iperattiva irruenza poetica è sicuramente un uomo mite, intelligente, ma sempre un po’ con la testa tra le nuvole, un tenerone che cerca nei sogni ricorrenti quello che nella realtà non riesce ad avere: l'amore di lei. Tuttavia, è proprio grazie a questo sentimento che tira fuori il coraggio e la forza di una tigre, per cui metaforicamente La Tigre è lui, mentre Vittoria è La Neve che come quest'ultima è fredda, perchè lo evita, non ricambia il suo amore... “La Tigre e La Neve”, oltre al libro di poesie scritto da Attilio, ecco un'altra attinenza con il titolo del film. Ancora più esplicita la strana scena di una tigre che cammina su una strada inondata da una sorta di nevicata creata da lanuginosi fiocchi di polline.

La forza e l’incoscienza
Questa forza da tigre dettata dall’amore, unita a una buona dose d'incoscienza spinge Attilio a compiere azioni ai limiti del possibile, con sprezzo del pericolo, senza badare a bombe, posti di blocco, zone devastate, mancanza di tutto, anche di medicinali, senza curarsi troppo di quel che succede attorno a lui, salvare Vittoria è il suo unico obiettivo, tutto il resto è un contorno sfumato per i suoi pensieri. Questa cosa può anche dare un po’ fastidio, risultare eccessivamente egoistico e verrebbe da chiedersi:
- "Ma come, pensa solo a lei e non gliene importa nulla degli altri, di una tragica guerra che mette in ansia tutto il mondo?"
Giusta perplessità, ma anche in questo si potrebbe trovare un messaggio, perchè spesso capita di comportarsi eccessivamente in modo opposto. In una società bombardata dai media, dove grazie ai mezzi di comunicazione si è costantemente informati e giustamente preoccupati sulle vicende spesso tragiche di tutte le zone del pianeta, spesso poi non ci si accorge di chi ci è vicino e ha bisogno di aiuto.

Amicizia, dolore e poesia
Il personaggio dell'amico Fuad, interpretato con estrema bravura da Jean Reno, è caratterialmente l'opposto di Attilio, nel film ci mostra un modo diverso di reagire a quelle avversità. Pur essendo un poeta è uno con i piedi per terra, molto razionale. Nella prima parte della trama sembra essere decisamente il più forte, nonostante l’intensa sofferenza per le condizioni disperate del suo popolo.
Belle le scene in cui i due amici a tarda sera, si trovano in una zona della città, in alto, un immenso cielo scuro punteggiato dalla brillante luce delle stelle. Lo sguardo sembra perdersi in questa distesa tranquilla e misteriosa, lontano, dove l'odio, la violenza, le lotte di potere e tutte le brutture del mondo sembrano ancora più assurde e inutili. Può far tornare alla mente la frase di una famosa poesia:

- "E tu cielo, dall'alto dei mondi, sereno, infinito immortale..."

Purtroppo più in basso, in lontananza, il brillio delle bombe illumina sinistramente il cielo di Bagdad. Lo sguardo spazia ancora più lontano, in questo posto dove millenni prima venne costruita la famosa Torre di Babele, da allora, sembra che l'uomo non abbia ancora imparato a comprendersi.
Durante il film vengono spesso citati brani di poesie, bello il momento in cui nella prima parte della storia Fuad pronuncia alcune frasi de Il Bacio di Pablo Neruda:

- "Vorrei che il vento soffiasse ogni giorno tra i tuoi capelli"...
- "Vorrei fare con te quello che la primavera fa con i ciliegi"...

Parole che rimangono lievi, cariche della loro poesia, quasi sospese per un attimo nell'aria, per svanire subito dopo sostituite da altre parole...
Riaffioreranno dai pensieri, in maniera ben più drammatica verso la fine del film, richiamate dalla visione di quei rami di ciliegio in fiore scossi dal vento.

Il personaggio di Vittoria
, interpretato da Nicoletta Braschi, è simile a quello di altri film, a livello espressivo è praticamente uguale, anche la cadenza della voce è la stessa, sia che si chiami Dora come ne La Vita é Bella, o Maria in Johnny Stecchino, o Fata Turchina nell’altrettanto noto Pinocchio. Sicuramente quella di riproporre sempre questo tipo di donna è una scelta voluta, dettata da esigenze di copione, a me tuttavia la cosa non dispiace.

Le scene del film, molte delle quali sapientemente ricostruite in Tunisia, risultano ben fatte. Su tutto aleggia gradevolmente la colonna sonora, composta dalle suggestive musiche di Nicola Piovani.
I momenti del sogno sono invece resi magici dalle note di "You can never hold bak spring", cantata dalla mitica voce di Tom Waits.

Il film merita di essere visto perchè pur non essendo ai livelli di La Vita è Bella, ci propone momenti di drammaticità e poesia, quelli comici poi non mancano, suscitati da immagini semplici ma che uniti alla simpatia di Benigni danno un risultato in cui la risata viene improvvisa e spontanea, oltre a quella scena di lui in mutande durante il sogno, voglio ricordare il mitico seggiolone da barbiere usato come sedia in un sottoscala di un ospedale in rovina.

Certamente nella realtà la sfacciata fortuna di Attilio sarebbe più rara di un terno al lotto, basti ricordare il campo minato e il carretto con... ma tu guarda un po’, bombola di ossigeno e maschera da sub! Per non parlare d'altro...

Il senso del film è più profondo di quello che sembra, il messaggio che vuole darci è anche quello di riflettere sul fatto che la pace comincia dedicandosi con amore a chi ci è vicino, a un amico, a una persona in difficoltà. E forse chi sa affrontare la vita con un po’ di poesia, quasi con gli occhi di un bambino, può superare con più facilità le tragedie del mondo.

Niente nel film viene messo a caso, oltre a quelle parole dei ciliegi in fiore, anche la scena del finale l'ho trovata molto azzeccata e di furba intelligenza, le immagini su un cancello aperto hanno il potere di far rimanere calamitato lo sguardo, quasi in attesa che qualcuno rientri... si aspetta... e intanto scorrono i titoli di coda. Io li ho letti tutti!

 - Durata del film: 3 ore



7 commenti:

  1. ciao bentornata,spero tutto bene, bello questo film, ne avevano parlato bene, grazie per la recensione, complimenti come sempre baci rosa buona giornata.)

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  2. Le tue recensioni sono sempre spettacolari, a volte è meglio leggere loro che vedere il film ;-)

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  3. salve tiziana bentornata!!!! ottima recensione, baci felice weekend a presto!! ;)

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  4. Una bella recensione:Benigni è inimitabile nel coniugare
    iroia e poesia.

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  5. Ciao Tizyanaaaa. Era da tanto che non ti facevi sentire. Bentornata!
    Una recensione ricca e completa. Condivido il pensiero di Costantino.

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  6. Bentornata. Non ho visto questo film quand'è uscito. Una mia amica l'aveva recensito come pessimo.

    Buon venerdì!

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  7. Grazie Rosa, Laura, Nanussa, Costantino, Ambra e Kylie per i vostri graditi commenti, il film naturalmente ve lo consiglio :-)

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